Una rivoluzione culturale prima che un modello di produzione. Quando il professor Roberto Rubino cominciò quasi dieci anni fa la sua battaglia sul latte c’era chi lo guardava con sospetto. Rubino, per anni direttore di ricerca alla sezione lucana del Crea, il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, sosteneva una cosa quasi ovvia: «Il latte non è tutto uguale come per anni ci hanno quasi imposto di credere».

Ci sta dicendo che quel latte non è buono?

«Attenzione! Non ho detto questo. Dico che non basta scrivere ‘latte di alta qualità’ sull’etichetta per garantire che quel prodotto sia il top. Un conto è la qualità, altro è il livello qualitativo. Un livello qualitativo rappresenta un punto preciso in una scala di qualità ».

E cosa lo determina?

«Dipende da cosa mangiano gli animali. Non dipende né dalla razza né da altro. E l’alimentazione è l’unica cosa su cui gli allevatori possono risparmiare. Si punta su un’alimentazione alle vacche basata su parametri che oserei definire fasulli: principalmente grasso e proteine per avere una maggiore resa nella produzione di formaggi».

È contestando quei parametri che Rubino passa dalle parole ai fatti nel 2009, quando propone alla Regione Campania di finanziare un progetto di ricerca: qualche decina di migliaia di euro per un’idea che sembrava quasi un’utopia. Nasce così il modello Latte Nobile. «Nobile perché è un ritorno al latte che si consumava cinquant’anni fa: è il modello più naturale possibile», prosegue Rubino.

Ma la rivoluzione dove sta?

«In quello che mangiano gli animali, ovvio: erba per almeno il 70 per cento. I mangimi possono essere IMG_2774al massimo il 30 per cento. Non solo: almeno 5 tipi di erba diversa. Perché ogni erba apporta un suo contributo: ce ne accorgiamo quando facciamo una minestra o insalata, dove più erba metti più sapore ha e più valore ha ai fini di un’alimentazione integrata ed equilibrata».

Il disciplinare è rigoroso: indica le erbe, sono banditi l’utilizzo di insilati, gli OGM e gli integratori.

«Dietro il Latte Nobile c’è un gruppo di ricerca che continua a lavorare. Le regole servono a garantire quello standard qualitativo di prodotto elevato, che viene certificato dalla Università Federico II di Napoli», spiega Rubino.

«E i risultati ci dicono che nel Latte Nobile prevalgono i grassi insaturi, che vuol dire che non solo non aumentano il colesterolo ma che lo abbassano. Per non parlare dell’Omega 3, un acido grasso che il nostro organismo deve acquisire con la dieta: nel Latte Nobile è presente naturalmente e in misura doppia rispetto al latte commerciale addizionato».

Un modello che sta conquistando sempre più allevatori e produttori di latte e formaggi dalla Campania al Molise, dalla Sardegna al Piemonte, tutti riuniti sotto un’unica sigla: l’ALNI, presieduta da Giuseppe Messina.

Una quarantina gli allevamenti, generalmente di piccole dimensioni, per circa 600 animali. Il latte agli allevatori viene pagato il doppio del prezzo di mercato: 60 centesimi al litro. Il prezzo per il consumatore finale è circa il 30 per cento in più. Ma in cinque anni dalla sua prima e timida commercializzazione, oggi crescono i consumi e i fatturati di allevatori e produttori. Basti pensare al solo dato campano, dove la Compagnia della Qualità, la prima a credere nel modello Latte Nobile, è passata da un fatturato di 60 mila euro nel 2011 a oltre 500mila euro nel 2016 e una proiezione per il 2017 che supera il milione. Con un’attenzione crescente verso quel modello che arriva fino in Messico, dove ben tre università hanno benedetto questo modello e decine di allevatori anche lì stanno puntando tutto sulla produzione di Latte Nobile.

tratto da L’Economia del Corriere della Sera del 2 ottobre 2017

Il Mattino

Il Mattino

C’è il forte sospetto, per nulla transitorio, che se qualcuno al Napoli, in questi giorni, dovesse accennare alla parola Real Madrid, rischierebbe di fare una brutta fine. Maurizio Sarri, ieri pomeriggio, è stato non chiaro, chiarissimo: «Ge-no-a». Lo ha scandito proprio così, lentamente, in modo tale che tutti capissero. Lasciando intendere il rischio, concreto, di far transitare molto lontano chi magari dovesse dare l’impressione di essere con la testa già al Bernabeu.

Il concetto è stato smistato a più riprese ai giocatori che, dopo aver goduto del pomeriggio libero di domenica, si sono ieri rivisti alle 15 nel quartier generale di Castel Volturno: «Per le grandi squadre non c’è una partita più importante della altre: ora dobbiamo battere solo il Genoa». Il modo migliore per prepararsi alla supersfida agli ottavi di Champions è non pensarci. Quelli dello staff, da Calzona a Nenci, hanno già preparato i video da sottoporre all’attenzione della squadra: ma è una visione vietata, almeno fino a sabato mattina.

La partita con il Genoa di venerdì sera non è una passeggiata prima del Real che sta lì, dietro l’angolo del desiderio. Non cambia nulla, Sarri, nel suo programma di lavoro. Perché non vuole caricare di elettricità il suo gruppo dando l’impressione che queste siano giornate diverse dal solito: e allora stamane, come al solito, in campo andranno i difensori per il tradizionale lavoro straordinario riservato ad Albiol e company. Con l’abituale drone a far da compagnia, e i video-analisti a far rivedere poi tutto attraverso le immagini registrate. Sarri ama la riservatezza del lavoro e quindi condivide la scelta della società di far svolgere gli allenamenti sempre a porte chiuse. Meglio l’isolamento, figurarsi adesso che la gara con il Real accende l’entusiasmo della città. Domani e giovedì gli allenamenti saranno quelli tradizionali. Come sempre. E come sempre, prima della notturna di campionato, Sarri manderà tutti a casa. Niente ritiro, meglio un po’ di relax con la famiglia, per distendere i nervi. Il Real costringerà il Napoli a un’unica eccezione: non ci sarà la domenica di riposo perché la squadra si allenerà nel pomeriggio, con tanto di sedute tattiche davanti la tv. Sarà quello il primo momento in cui Sarri mostrerà alla squadra Cristiano Ronaldo e i Galacticos in azione.

È tutto nella mani dello staff guidato dai medici Alfonso De Nicola e Raffaele Canonico, peraltro anche docenti della scuola di specializzazione di Medicina dello Sport, diretta da Stefania Montagnani, della Università Federico II. In vista dell’evento di Champions i giocatori azzurri hanno ricevuto indicazioni preziose sulla dieta da seguire giorno dopo giorno. In particolare adesso che arriva il momento clou della stagione. I divieti sono ovvi: alcolici e super alcolici tabù. «Noi puntiamo sulla stagionalità dei prodotti, perché un alimento bio non ha le stesse proprietà nutritive di un prodotto che arriva dalla serra», spiega il professore Canonico. A Madrid gli chef del Napoli sbarcheranno già domenica pomeriggio, per prepararsi all’arrivo della squadra. La colazione che gli azzurri faranno assieme venerdì, sabato, martedì e poi mercoledì a Madrid, prevede prodotti che siano facilmente digeribili. Dunque, no al cappuccino e al cornetto. Sì al caffè (anche tre in un giorno), al latte parzialmente scremato, al latte nobile, ai cereali integrali, al muesli, alla crostata di marmellata (poco burro), alla frutta di stagione e anche quella secca (mandorle, noci). Ovvio, c’è pure chi preferisce il salato tra gli azzurri: e allora nel ricco buffet spuntano il prosciutto crudo, la bresaola e il parmigiano. Con spremute ed estratti di frutta (no a centrifughe e a succhi).

Il pranzo delle 13 si basa sui principi della dieta mediterranea: dunque, pasta o riso integrale, riso carnaroli o anche quello nero. «Le attenzioni vanno poste nel condimento: preferiamo l’olio extravergine a crudo e un pomodoro passato, assolutamente non soffritto», aggiunge Canonico. Il secondo prevede carne bianca (petto di pollo o di tacchino) e tanto pesce: azzurro, merluzzo, spigole ma anche salmone («Perché c’è l’omega 3 e preferiamo che i giocatori lo assumano nei cibi che lo contengono piuttosto che con gli integratori»). Occhio: o pesce o carne, perché associarlo è sconsigliato. «I giocatori scelgono in base alle proprie esigenze: chiaro che c’è il giocatore che il giorno della partita ha lo stomaco chiuso e chi invece mangia senza problemi». Nel menu del Napoli le curiosità sono due: la pasta e il riso integrale compaiono anche nella «merenda» pre-partita, quella delle ore 18. Perché i giocatori vanno incontro a uno sforzo che può portarli a bruciare anche 1400 calorie nel corso di 90 minuti (ma in una gara di Champions è calcolato che le calorie sono 1800, ovvero 400 in più) e servono carboidrati. L’altra curiosità introdotta dallo staff degli specialisti azzurri guidati dal professor De Nicola è la presenze della pasta nello spogliatoio anche nel dopo partita. E pure a Madrid ci sarà. I giocatori sono «invitati» a mangiarne un piatto, anche 80 grammi, entro la mezz’ora successiva la fine della gara.

tratto da Il Mattino del 7 febbraio 2017

Nei punti vendita del Latte Nobile di Napoli e Provincia (vedi elenco) è cominciata martedì 22 gennaio 2013 la distribuzione della Mozzarella Nobile e della Fuscella Nobile.

Dalla settimana entrante partirà anche quella della SCAMORZANOBILE.

Chiedetela ai vostri rivenditori di fiducia dove già vi servite del Latte Nobile.

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